10/11/2009 – Le tecnologie per l’informazione e la comunicazione “possano contribuire al rinnovamento dell’economia solo se l’Europa affronta prima con urgenza le seguenti priorità: “garantire a tutti i cittadini la banda larga ad alta velocità; dare al diritto d’autore e ai contenuti una chiara dimensione di mercato unico; migliorare i servizi a disposizione dei consumatori europei; distribuire le tecnologie già a portata di mano e assicurarsi che diano il loro contributo al raggiungimento degli obiettivi di Copenaghen”.
Intervenendo alla Conferenza “Visby Agenda: creating impact for an eUnion 2015”, che ha riunito rappresentanti degli Stati membri, della Commissione, del Parlamento europeo e i protagonisti del mercato per l’Information e Communication Technology, il Commissario Reding ha affermato che la Commissione ha stanziato 1,02 miliardi di euro da investire in infrastrutture a banda larga nelle zone rurali.
“Investire in banda larga è solo un primo passo: la vera sfida è fare in modo che tutta l’Europa sia in grado di gestire la transizione verso le reti ad alta velocità, che rappresentano il fondamento della nostra futura produttività sotto forma di applicazioni e servizi innovativi. Attualmente, solo il 3% degli investimenti degli operatori europei è destinato alla fibra ottica. Centrale anche la questione del diritto d’autore nell’epoca dei contenuti digitali: “Il nuovo trattato di Lisbona – ha detto la Reding – permetterà all’Europa di disporre di un potente strumento: il nuovo articolo 118, consentirà infatti la creazione di un mercato europeo per il diritto d’autore”.
Il Commissario ha affermato “che i ricavi legati ai contenuti online possano quadruplicare entro il prossimo anno, se l’Europa riuscirà a dare vita finalmente a un mercato unico per i contenuti. La crescente importanza di internet offre nuove possibilità per la distribuzione dei contenuti creativi e permette agli utenti di accedere ai contenuti ovunque si trovino e ovunque vadano. L’innovazione e la creatività sono seriamente ostacolate dal fatto che in Europa ancora ci permettiamo il lusso di avere 27 sistemi di copyright divergenti. Questa frammentazione territoriale delle condizioni di autorizzazione, ostacola l’accesso dei consumatori ai contenuti dei siti web al di fuori del proprio paese”.
La Reding ha poi sottolineato la mancanza in Europa di un mercato unico per i servizi online al consumatore finale. “Le statistiche sono eloquenti: a causa della frammentazione delle regole e dell’incertezza del diritto, solo il 7% di tutte le transazioni effettuate dai consumatori europei attraverso il web è cross-border, mentre il 61% di tutti gli ordini effettuati in un negozio online che si trova in un altro paese dell’Unione Europea non vanno a buon fine. Bisogna quindi fare di più perché i cittadini possano accedere a qualunque servizio da dovunque si trovino.”
Per ottenere il successo della Digital Agenda Europea, bisogna far sì che tutte le piccole e medie imprese europee (23 milioni, che costituiscono il 99% di tutte le imprese e oltre il 90% della forza lavoro in Europa) adottino e utilizzino al meglio le tecnologie per l’informazione e la comunicazione. Attualmente, solo il 9% utilizza fatture elettroniche, e solo l’11% dispone di sistemi di gestione delle risorse umane.
“Vedo quindi grandi potenzialità per le applicazioni di cloud computing per aiutare le aziende a entrare nella vera età dell’Information Technology, a costi inferiori rispetto alle tradizionali soluzioni aziendali. Accedere alla potenza di calcolo attraverso il web, invece che investire in tecnologie e applicazioni sarebbe non solo economico, ma anche più facile per le imprese che non hanno bisogno di comprare e mantenere tecnologie o applicazioni e servizi”, ha affermato la Reding, invitando inoltre le amministrazioni pubbliche europee ad accelerare sui servizi di egov e a cominciare a pensare a come sfruttare le tecnologie per l’Information e Communication Technology in favore del pianeta e contro i cambiamenti climatici.



