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Venezia Camp 2009, Consuelo Battistelli (IBM): accessibilità e Web 2.0

Pubblicato il 26/11/2009 in Video

Trascrizione del testo

Io volevo solo segnalare due cose anche perché di accessibilità se n’è parlato, ne hanno parlato i super esperti e quindi non mi sembra il caso di sottolineare altre cose.

Volevo rimarcare quello che già Gaetano ha sottolineato, cioè dell’importanza del web, ma non solo a livello informativo per noi, non solo disabili, ma anche persone che possono avere altri limiti, altre difficoltà. Anche dal punto di vista relazionale. Cioè la rete ci permette di uscire e di arrivare laddove, i limiti evidenti e oggettivi come magari può essere il mio,  legato alla mobilità non mi permetterebbe di arrivare.

Una nota. Vorrei arrivare a quella rete che adesso va tanto di moda: i social network, ad esempio. Che propriamente non sono siti accessibili, proprio per definizione. Non sono stati pensati sicuramente per un cieco, fisiologicamente non è nato così, facebook ad esempio uno a caso tanto per parlare di quello che va di moda, che va per la maggiore. Anche se possono essere ridisegnati con alcuni accorgimenti meno strutturati da un punto di vista visivo e utilizzando altri canali come ad esempio la tastiera. Avete visto come navigo, io navigo solo con la tastiera, il mouse non lo utilizzo, non me ne faccio niente. Una pagina di facebook, e già il nome è molto indicativo, semanticamente parlando, è già qualcosa di visivo, di estremamente visivo, è una pagina strutturata in maniera complessa, dinamica, non lineare, non consequenziale.

Il jaws invece mi manda tutte le informazioni che ma devono essere gestite e organizzate in un determinato modo. E anche per l’inserimento di contenuti. Io li inserirei molto volentieri i contenuti. Web 2.0 è anche questo. Se non so come e dove inserirli la cosa è un po’ difficile. Anche lì si tratterebbe di … non so una soluzione  per la struttura della pagina potrebbe essere quella di creare un semplice indice all’inizio che mi rimanda poi alle varie sezioni della pagina stessa, no? Tu correggimi che sei il tecnico.

Oppure per inserire i contenuti non sempre da mouse ma creare delle combinazioni da tastiera che mi possono anche facilitare anche nella navigazione. Perché la navigazione mi appare complessa, farraginosa, come il sito non accessibile che ho visto prima.  Si io mi stanco, si perde la pazienza, voglio si arrivare all’informazione ma voglio arrivarci in tempi piuttosto celeri non passandoci mezza giornata per vedere dei semplici orari.

Questa non vuole essere una polemica. Ma anche facebook, si io non sono qui per dire, si io ci smanetto, brutto termine, ma qualcosa riesco a fare. Prima semplicemente ho fatto una prova, dovevo mandare un messaggio ad un mio amico, non gli ho mandato un messaggio, gli ho inviato un’ immagine, non so nemmeno che immagine gli ho inviato. Perché mi è scappato lì e il messaggio non è arrivato. Il messaggio testuale.

Con questo non voglio parlare di discriminazione, oddio poverini devono avere… no qui semplicemente rimandiamo ad un altro concetto che si ricollega, e non voglio ripetermi, a quel design for all, che si parla e si dice, ma che alla fine non si fa.

Sono consapevole che un sito non può essere fatto per 50 ciechi che vanno su face book, questo no, perché comunque il meccanismo di competizione lo conosco bene. Venendo anche dal privato so anche il business che ci sta dietro.

Una maggior attenzione, parliamo di accessibilità, che comunque segue la tecnologia, questo si. Si possono aprire dibattiti su altre questioni. Ad esempio in America c’è, è stato creato questo social network,  www.disabbom.com . E’ vero c’è chi dice, non è giusto creare un sito per disabili, ho capito, ma se quel sito mi dà le informazioni che voglio in poco tempo, ben vengano questi siti.

Facebook è molto generalista, oppure fare dei face book, tanti face book per, anche se qui entriamo in contraddizione con la legge su cui stiamo lavorando, però bisogna vedere anche la praticità della questione anche. Perché cioè non basta più solo la legge, la legge va bene, ma la rete è qualcosa di globale, di troppo libero per essere governato solo da una legge.

Quindi bisogna andare oltre, magari creare degli standard, delle best practice, anche attraverso questo sito dell’Osservatorio; creare appunto degli standard che possono essere seguiti per arrivare poi a quel concetto di collaborazione, di collettività, di cooperazione di cui si parla in rete che è poi il web 2.0.

Anche con il laboratorio giapponese di IBM si sta sviluppando un software che va proprio in questa direzione dove gli utenti segnalano anche lì ciò che non va, i problemi di accessibilità, un team di sviluppatori tenta di correggere rimandando poi la soluzione all’utente, il quale dice si va bene, no non va bene, quindi c’è anche un ruolo di proattività dell’utente che molto spesso non viene tenuto in considerazione. Non essendo comunque un’esperta, una smanettona, io uso jaws, tu lo puoi utilizzare da ottimo accessibilista, ma non è la stessa cosa.

Tutto il resto è già stato detto. Quindi va bene così.

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